INTERVISTA ALL’AUTRICE DI ‘COME UN FARO NELLA NOTTE’

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COME UN FARO NELLA NOTTE

 

 

 

 

 

 

 

 

 

1. Ciao Katja, grazie per aver scelto di fare questa intervista con me. Inizierei con il chiederti un po’ di te. Come mai hai deciso di “buttarti” in questa prova da scrittrice?

Sono Maria Katja Raganato, sono nata e vivo in provincia di Lecce, sono laureata in Economia e commercio con lode presso l’Università di Lecce e mi occupo dell’area contabile e amministrativa di due piccole aziende di famiglia. Sono appassionata di cinema, musica e letteratura e proprio l’interesse che nutro fin da bambina per gli autori classici e contemporanei mi ha condotta a scrivere il mio primo romanzo, ambientato nella terra che amo, il Salento. Adoro leggere! Sono convinta che, parafrasando Daniel Pennac, un buon libro ti salva da tutto, perfino da te stesso, del resto, scrivere, a mio avviso, è “terapeutico”.
Ai miei amici che mi chiedono come si è fatta strada in me l’idea di scrivere, rispondo loro che è il sistema personalissimo che ho escogitato per “aggiustare” la realtà. In un capitolo del mio romanzo si parla di carillon rotti da riparare… già, il carillon, un oggetto che ricorre dall’inizio alla fine del mio libro e che assume, come il faro del titolo d’altra parte, un valore simbolico che rimanda alla dimensione dell’infanzia, dove tutto era bellezza e stupore e nulla poteva turbare la nostra serenità di bambini. Ecco, è proprio ciò che accade nei romanzi: anche se la situazione da cui si parte non è facile e ci sono dei nodi da sciogliere, tutto si può rimettere a posto. La scrittura di un libro crea una dimensione magica in cui tu diventi regista della vita dei personaggi e puoi restituire il sorriso a chi l’ha perduto o non ne ha mai avuto. La presunzione che ho, come autrice, è di trasmettere ottimismo a chi legge, di condurre il lettore in una dimensione da favola, nel magnifico scenario che è il Salento e in particolare Gallipoli, in cui è ambientato, con la speranza di lanciare un messaggio di incoraggiamento, in cui si dice: «Quando pensate che la vostra vita sia arrivata ad un punto morto, quando vi sentite avviluppati dalle sabbie mobili della vita, non ripiegatevi su voi stessi, provate a reagire, a muovervi, perché ciascuno deve darsi una seconda opportunità».

 

2. Com’è nato il tuo libro hai preso spunto da qualcosa?

Il mio libro nasce indubbiamente, come accennato nella prima domanda, dalla voglia di esprimere le mie emozioni, “buttando fuori” quelle negative ed esprimendo all’ennesima potenza quelle positive. Essendo una gran lettrice di autori classici e contemporanei, mi ritrovo a fare un’accurata scelta dei libri da leggere in base alle loro trame e a volte valuto decine di romanzi, senza trovare quello giusto per me.
Ci sono alcuni romanzi che ti lasciano un senso di appagamento dopo averli letti, altri che invece trasmettono un senso di incompiuto, per intenderci, sono come una fiction, in cui il finale manca volutamente, poiché l’autore intende fare la serie successiva. Così, un giorno, ho aperto Word, mi sono messa davanti al mio notebook ed ho iniziato a scrivere io! I pensieri prendevano forma sotto il mio mouse, come se stessi guardando un film e mi bastasse solo tradurlo in parole scritte. Senza neppure rendermene conto, stavo dando inizio allla mia avventura! Nella quiete notturna andavo a letto e la trama si dipanava nella mia mente, di giorno poi, negli stralci di tempo, descrivevo ciò che avevo sognato a occhi aperti. Piano piano le pagine aumentavano e la storia che avevo in testa scorreva attraverso le mie parole in modo fluente e le ore spese sul notebook correvano veloci, tanto che mi ritrovavo a passare intere domeniche immersa nella scrittura. Un bel giorno il mio romanzo si è concluso. Cosa mi rimaneva da fare? Pubblicarlo, naturalmente!

 

3. Ogni scrittore credo che provi qualcosa di diverso durante la scrittura, tu Katja cosa provi?

Quando scrivo vivo con partecipazione totale le stesse sensazioni che avvertono i personaggi. In altre parole, scrivere diventa un modo per poter parlare, sognare ed emozionarmi attraverso di essi e mediante le situazioni che descrivo. Per ogni autore la stesura di un romanzo ha una funzione differente, per esempio, può servire per esternare il proprio pensiero, o per liberarsi da sensazioni negative, raccontando una storia che gli permetta di elaborare e metabolizzare un’esperienza o un vissuto doloroso, che lo ha segnato e che non riuscirebbe a affrontare, se non guardandosi dentro, attraverso la scrittura. Per me, invece, il libro deve essere d’evasione, dunque consentire a me e a chi lo legge di evadere dalla routine quotidiana, dal grigiore di un’esistenza spesso piatta e sempre uguale a se stessa, per immergersi in una dimensione onirica, quasi da favola, dove ogni cosa, con impegno e tanto entusiasmo, diventa superabile, ogni progetto, seppur ambizioso e con scarsi mezzi, può trasformarsi in realtà. Deve trasmettere emozioni positive, ottimismo, coraggio, offrendo qualche spunto di riflessione su alcuni temi, ma in maniera soft, infatti nel mio romanzo, che definisco d’amore e di rinascita e che si caratterizza per la sua leggerezza, tratto alcuni temi che hanno una valenza sociale e che mi stanno particolarmente a cuore: la mancanza di lavoro per i giovani laureati, specie al Sud, che si vedono obbligati a ripartire da zero e ad “inventarsi” un’attività. Accenno anche a altri argomenti: il bullismo, la solitudine degli anziani e il loro reinserimento nella società, la disabilità. Inoltre, amando molto la mia terra, mi propongo di far compiere “un viaggio” a chi legge, descrivendo luoghi, strade e viuzze dei nostri bellissimi centri storici, con l’obiettivo di farlo immergere nelle bellezze architettoniche e naturalistiche, giunti all’ultima pagina, vi sentirete come un turista che ha appena concluso un viaggio, degustando dolci,  piatti e  vini caratteristici, percorrendo le strade, godendo dei magnifici panorami affacciato dalla balaustra prospiciente la spiaggia della Purità, dove si può scorgere il faro dell’isola di S. Andrea, da cui il libro prende il titolo, con in mente una playlist del tutto originale, che va dai brani lirici di Tito Schipa fino ai pezzi jazz suonati da uno dei protagonisti, per arrivare ai ritmi frenetici della pizzica pizzica.

 

4. Parlami della tua/o protagonista, sbizzarrisciti.

La mia protagonista, Anna Lorena, detta Lena o Annina, è una giovane donna che, giunta alla soglia dei suoi trentacinque anni, prova a tracciare un bilancio della propria vita sul piano lavorativo e sentimentale e ne esce insoddisfatta. Avverte un profondo senso di vuoto, come di incompiuto, sente che la persona che oggi è diventata non rappresenta esattamente quella che immaginava di essere nei suoi sogni da bambina. Si ripropone allora di dare una svolta alla propria vita, di uscire dalla situazione di stallo in cui si trova, dalle sabbie mobili che la avviluppano e nelle quali si sente sprofondare sempre di più. Le cose devono cambiare, a cominciare dal luogo in cui vive. Il padre ha ereditato un’antica dimora a Gallipoli, da una zia estrosa e moderna, ed è proprio da lì che Lena decide di ripartire. Così un giorno si mette in auto da sola, senza dire a nessuno dove è diretta, e raggiunge casa Marchesa. Conoscerà diversi personaggi che daranno nuovo impulse alla sua esistenza!

 

5. In che luogo e periodo è ambientata la tua storia?

Il mio è un romanzo di narrative contemporanea ed è ambientato principalmente a Gallipoli, la kalòspolìs, ma parte da Copertino e passa attraverso Leverano, dunque si svolge in Salento. Si tratta di un racconto corale, che narra le vicende di vari personaggi, alcun dei quali provengono anche da altri luoghi, per esempio, Pier Lorenzo arriva da Biella e Igor da Bolzano. Scegliere Gallipoli come background per me è stato quasi naturale, mi è parso lo scenario migliore in cui narrare le storie, intanto perché è una città di mare, che io adoro, e poi perché ha un centro storico meraviglioso, che mi incanta e mi stupisce tutte le volte che lo percorro a piedi.
Del resto, la città ha origini antiche che risalgono all’epoca messapica, periodo in cui era chiamata Anxa, in base alla testimonianza di Plinio il Vecchio, insieme a Kallipolis. In effetti Gallipoli fece parte della Magna Grecia, fino a quando, nel 265 a. C. si scontrò con Roma divenendo colonia romana e fu costruita una Fortezza nel luogo dove ora sorge il castello. Agli inizi del Medievo la città fu occupata dai Barbari, poi passò nelle mani dei Bizantini e nel 542, sotto l’Impero Romano di Onesti si diede vita alla ricostruzione del castello e la città imparò la religione Greco-Ortodossa e la lingua e le tradizioni bizantine. Nel 1132 fu occupanta dai Normanni, poi passò nelle mani di Carlo I D’Angiò. Dopo varie brevi dominazioni, passo sotto il dominio Spagnolo, period in cui si svilupparono le attività artigianali e mercantili, in particolare il commercio dell’olio lampante. In seguito entrò a far parte del Regno di Napoli e Ferdinando I di Borbone iniziò una serie di miglioramenti, tra cui la costruzione del porto. Questi brevi cenni storici danno un’idea di quante stratificazioni culturali caratterizzino la città, nota per il suo Barocco, si pensi alla basilica di S. Agata, per il castello angioino aragonese, che si specchia nel mare, per il Rivellino, per i palazzi storici, in uno dei quali è idealmente ambientato il romanzo.

 

6. Cosa rende speciale i tuoi personaggi? Cosa li distingue dagli altri?

I miei personaggi sono molto diversi tra loro per età anagrafica, per carattere, per provenienza geografica e per esperienza di vita, ma hanno un elemento che li accomuna: sono persone che si sono smarrite e intraprendono un percorso fisico e interiore alla ricerca di se stesse, con un obiettivo ambizioso da raggiungere: la felicità.
Un traguardo che richiede scelte coraggiose e spesso avventate, come recita il sottotitolo, che comportano la decisione di mollare gli ormeggi, abbandonando il porto tranquillo della routine quotidiana, di un lavoro sicuro, del luogo in cui si vive e dove si hanno i propri punti di riferimento, la famiglia e gli amici, per avventurarsi nelle perigliose acque dell’ignoto, alla scoperta di equilibri nuovi, di scenari più consoni alle proprie aspirazioni e al proprio modo di sentire e di vivere. In altre parole, ognuno di loro desidera una seconda opportunità per rimettersi in gioco e per riparare la propria vita, che si è in qualche maniera “guastata”, proprio come fa uno dei personaggi del romanzo, un vecchio antiquario, capace, con le sue abili mani, di rimettere a nuovo vecchi oggetti rotti.

 

7. Da cosa è mosso il tuo protagonista? Es. (Amore, rabbia, vendetta, dolore, ecc..), e qual è il suo obbiettivo?

La mia protagonista, come anticipato nella precedente risposta, racchiude dentro di sè sentimenti d’amore, d’amicizia ed ha tanta voglia di fare, di intraprendere un nuovo lavoro, di ristrutturare casa Marchesa, che eredita da una zia stravagante e cosmopolita. Si tratta di una dimora storica di cui Annalena si innamora immediatamente, non appena varcata la soglia del portone d’ingresso, che sciude un lussureggiante giardino pensile. Cambiare città e ritrovarsi a vivere in un’antica casa fiabesca trasmette alla giovane donna un entusiasmo travolgente, che mi auguro coinvolgerà il lettore, infondendogli, spero, la stessa energia e spirito d’iniziativa.

 

8. Perché hai dato quel nome al tuo protagonista? Qual è il significato che si cela sotto?

La protagonista si chiama Anna Lorena Venneri, detta Lena o Annina, come si usa nel Sud, dove è tipico l’uso dei diminutivi, il coprotagonista si chiama Pier Lorenzo Barbero, senza contare Gianmarco Vallechiara, Manfredi Gianmarco Domiziano, Agata e Sabastiano Verri, Alessandra, Andrea, il sig. Igor Cosser, la zia Elvira Marchesa, Hans Conor Werner e Beatrice Canteri. La scelta dei nomi dei personaggi principali è dettata dal loro suono particolarmente gradevole e rimandano alla musicalità di petrarchesca memoria, mentre quella dei nomi delle altre figure, e soprattutto dei cognomi, è frutto di una vera e propria ricerca dei nominative tipici dei luoghi d’origine di ciascuno di essi, in modo tale che potessero essere aderenti alla realtà, per dare al lettore l’impressione che le persone citate siano realmente esistenti.

 

9. Piccolo estratto.

Nel pomeriggio Annina e Sebastiano si recano nella bottega di mesciu Totu per ritirare il carillon che gli avevano lasciato qual-che tempo prima. Per lei entrare nel negozio del vecchio antiquario è sempre un’esperienza magica. Basta varcarne la soglia per immergersi in un passato fatto di oggetti antichi, dal fascino senza tempo. Al suo interno si trova di tutto: dalle bambole di pezza con il volto di ceramica, gli occhi di vetro e i capelli veri o di lana, alle lampade a petrolio di porcellana smaltata e ottone, dai lampadari di ferro battuto e vetro, alle poltrone di legno intagliato, fino ad arrivare a un delizioso servizio di tazze da tè dipinte a mano.
«Annina, ecco il carillon rimesso a nuovo!»
La voce di Sebastiano la desta come da un sogno.
«Ah, bene! Cosa aspettiamo a tirare il cordino?»
Sebastiano gira delicatamente la manopola e il prezioso scrigno comincia lentamente a schiudersi, al suono di “Everybody love somebody sometime” di Dean Martin, e le statuine riprendono a muoversi l’una verso l’altra, fino a baciarsi. Annalena le guarda con gli occhi sgranati e con la meraviglia di una bambina stampata sul viso e i due uomini, nel vederla, si inteneriscono.
«Finalmente i due fidanzati si ricongiungono», dice lei, sospirando, e aggiunge: «se solo si potessero aggiustare anche le vite delle persone, con la stessa facilità con cui lei riesce a riparare gli oggetti!»
Mesciu Totu li invita ad attenderlo un attimo e, dopo qualche minuto, esce dal retrobottega con in mano un cofanetto tondeggiante; lo poggia accuratamente sul bancone, gira la piccola ma-novella e la scatola si apre pian piano e, sulle note di
“That’s amore”, una coppia di figure di porcellana volteggia lievemente su un piedistallo dorato.
«Splendido!» esclama la giovane.
«Questo lo terrò da parte per te. Te lo donerò il giorno in cui mi farai conoscere il tuo innamorato!»
«Lei è davvero squisito, ma… temo che dovrà attendere ancora un bel po’», risponde, sorridendo.

 

10. Trama del tuo libro + link acquisto.

Un’antica casa nel centro storico di Gallipoli, nelle cui viuzze si respira il profumo frizzante della salsedine, che si mescola agli intensi aromi della cucina tipica salentina, fa da palcoscenico a diversi personaggi.
Una giovane che, giunta alla soglia del suo trentacinquesimo anno di età, decide di dare una svolta a un’esistenza piatta, lasciando un lavoro che non la gratifica e trasferendosi in un’altra città. Un artista di strada claudicante e bellissimo, tanto da sembrare un angelo appena caduto dal cielo, con un passato ingombrante da dimenticare, che, dopo un lungo girovagare per l’Italia, ha fatto di un faro abbandonato il proprio rifugio. Il rampollo di un’importante famiglia di produttori di vini, dotato di grande fascino e idolatrato dalle donne. Un misterioso vecchio, venuto dal Nord, alla ricerca delle proprie radici e di una ragione per vivere. E poi un pasticcere imbranato, una ragazza impacciata in conflitto con la propria immagine, due anziani coniugi, custodi di una dimora storica e del suo lussureggiante giardino pensile e un vetusto rigattiere, depositario di un’arte ormai perduta: la capacità di riparare vecchi oggetti, rimettendoli a nuovo. Cosa può accomunare un gruppo di persone così eterogeneo?
I protagonisti del libro si potrebbero definire dei cercatori di felicità. Essi si sono “smarriti” e si mettono in cammino, compiendo un viaggio fisico ed interiore, per ritrovare se stessi.
Una storia di rinascita, un romanzo corale, a ritmo di jazz, di pizzica e di brani vintage, in cui le strade di tanti individui si incrociano e si intrecciano tra loro, come fili di un ordito e di una trama misteriosi. Quest’incontro inciderà sulle loro esistenze, cambiandole profondamente.

 

Il romanzo è acquistabile sul sito della PAVEDIZIONI.IT

https://pavedizioni.it/prodotto/come-un-faro-nella-notte

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