INTERVISTA ALL’AUTRICE DI ‘IL MIO TUTTO LA MIA MALEDIZIONE’

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                        CHIARA PAMBIANCHI

         IL MIO TUTTO LA MIA MALEDIZIONE

 

1. Ciao Chiara, grazie per aver scelto di fare questa intervista con me. Inizierei con il chiederti un po’ di te. Come mai hai deciso di “buttarti” in questa prova da scrittrice?

Non è stato proprio un processo decisionale, ho cominciato a scrivere senza aver pianificato nulla. Mi piace molto leggere, da sempre resto piacevolmente stupita ed emozionata davanti a certe frasi scritte da altri, a certe parole che mi sembrano così particolari ma azzeccate per quel determinato contesto. Più sono strane, poco usate o poetiche e più mi piacciono. Le parole hanno sempre avuto molto fascino per me. Ad esempio, anche nelle conversazioni, me ne restano impresse alcune e ho notato che questa memoria e attenzione alle parole, non gioca sempre a mio favore, soprattutto nelle discussioni, visto che poi risulto “pesante”.
Ho cominciato a scrivere pensieri, poi poesie e canzoni, poi ci ho preso gusto ed ho dato spazio alla storia che ho immaginato in questo libro.

 

2. Com’è nato il tuo libro hai preso spunto da qualcosa?

In questa storia ho unito qualche dettaglio autobiografico per esempio l’argomento lavoro o a certe situazioni che da mamma ho vissuto a una storia inventata ma che a mio avviso è molto moderna e attuale.
Volevo che, nonostante la complessità di certe circostanze, i lettori si potessero immedesimare con i personaggi o per lo meno con certi punti di vista o emozioni che essi fanno emergere.

 

3. Ogni scrittore credo che provi qualcosa di diverso durante la scrittura, tu Chiara cosa provi?

Provo un mix di emozioni non del tutto definito. Riconosco l’adrenalina, la voglia di fare, la determinazione, soprattutto quando la storia fluisce in modo naturale senza costrizioni; altre volte non nego di avvertire fatica, le parole giuste non si trovano, le frasi sono troppo lunghe, non trovo il modo di descrivere efficacemente un personaggio. Succede di tutto durante il processo, alcune volte per esempio, realizzo che non è il momento giusto per scrivere perché troppo distratta.

 

4. Parlami della tua/o protagonista, sbizzarrisciti.

Le protagoniste sono due: Virginia e Clarissa. Volutamente le descrizioni delle due amiche non hanno lo stesso peso e spazio all’interno del libro. Virginia e le sue vicissitudini riempiono maggiormente le pagine della storia poiché è un personaggio che ha molto da dire, tante volte si sfoga nel bene e nel male, è espansiva,
bisognosa di aiuto. Mentre Clarissa, che sembra resti in ombra nei primi capitoli, ha in realtà una personalità molto brillante e affascinante. Più riservata, ma molto ironica, razionale, analitica. Ho cercato di rendere i dialoghi tra le due, ricchi di immagini, ricordi di canzoni, film e soprattutto tanta condivisione senza giudizio. Assaporano così una forma di libertà assolutamente non scontata.

 

5. In che luogo e periodo è ambientata la tua storia?

Il luogo è la mia città, Ravenna, seppur alcune parti della storia sono ambientate in altre città (Rimini, Bologna, Cervia, Genova, Cesena).
Il periodo è molto recente, mi riferisco per la maggior parte ai due anni appena trascorsi, 2018-2019.

 

6. Cosa rende speciale i tuoi personaggi? Cosa li distingue dagli altri?

La mia volontà è stata quella di descrivere ogni personaggio attraverso alcune contraddizioni importanti che mostrassero, nel corso degli avvenimenti, la parte di loro più fragile che li faceva sembrare forse deboli, forse poco determinati; e la parte più forte che mette in mostra la chiarezza delle idee, il polso per prendere delle decisioni. Mi piace aver dipinto Virginia come incapace a stare da sola, insicura sul lavoro e nel mettere a fuoco quali sono i suoi bisogni, ma anche come madre ed amica presente, come ragazza che poi col tempo acquisisce la consapevolezza di ciò di cui ha necessità. Mi piace aver presentato Clarissa come fredda, distaccata, molto sicura di sé, ma estremamente spontanea e dolce davanti a situazioni sentimentali che la fanno sentire unicamente sé stessa

 

7. Da cosa è mosso il tuo protagonista? Es. (Amore, rabbia, vendetta, dolore, ecc..), e qual è il suo obbiettivo?

Entrambe le ragazze sono mosse, in linea di massima, dall’amore che acquisisce varie forme all’interno della storia. Virginia impara ad amare sé stessa per esempio, oltre a capire a quale uomo si sente legata autenticamente a livello sentimentale. Mostra anche l’amore di una madre, che l’aiuta a scoprire internamente i suoi obiettivi più nascosti. Clarissa ama la libertà che trova all’interno del rapporto col suo uomo ma non solo, anche con Virginia, poiché si sente libera di esprimersi sempre, davanti a qualsiasi congettura.
La libertà sentimentale a cui faccio accenno non è assolutamente associata all’atteggiamento libertino di cambiare partner con
frequenza e di comune accordo, ma di vivere giornate di qualità, di apprezzare le piccole cose e considerarle immense.

 

8. Perché hai dato quel nome al tuo protagonista? Qual è il significato che si cela sotto?

Virginia in senso figurato significa “pronta al matrimonio” ma non voglio fornire spoiler. Oltre a piacermi molto come nome, volevo dare un tocco, se vogliamo antico e latino al personaggio per mostrare la sua parte così devota ai sentimenti.
Clarissa significa luminosa, brillante. Volevo che appunto, il personaggio sorgesse dall’ombra come il sole dietro alle colline.

 

9. Piccolo estratto.

Esattamente quanto ci si impiega ad innamorarsi? E quanto a capire di esserlo? Alle elementari un minuto di orologio e il fortunato è tuo per sempre, con figli bellissimi e cane ubbidiente; a quindici anni capita regolarmente tutti i giorni, prima il rappresentante d’istituto, poi l’amico, quello della 2B con gli occhi azzurri; a venticinque anni leggi da qualche parte che non si smette mai di conoscere una persona e quindi per amarla occorre tempo, osservazione, compromessi.
A trent’anni ti stacchi da tutte queste congetture e capisci che se uno ti convince al ciao in stile Tom Cruise in “Jerry Maguire”, tu sei innamorata. La convinzione al ciao è fatta di uno sguardo, un argomento che trova sintonia in entrambi, attrazione. Scatta un meccanismo di perfetta sincronizzazione tra cervello e cuore che manda in tilt entrambi gli organi. Quel perfetto mélange di voglia di unire i due corpi, godersi le scintille allo sfregamento e fregarsene se non c’è un’invidiabile coordinazione la prima volta, e se c’è allora forse è l’uomo della tua vita, ma non pensiamoci troppo che poi si torna alle informazioni preconfezionate dei venticinque anni. E alla fine hanno ragione i bambini, basta un minuto per dare spazio ad un sentimento, se due bambini appena visti e conosciuti hanno voglia di abbracciarsi, lo fanno, e anche a lungo, non come quegli abbracci in stile zia strega che non vedi da due anni.
E sempre questi perfetti piccoli co- 6 municatori, se ricevono un regalo che non piace, te lo fanno capire mostrando tutta la loro demoralizzazione in uno sguardo, forse un muso o nel peggiore dei casi uno sbattimento di piedino per terra. L’amore a trent’anni potrà avere delle agevolazioni sul tempo, come ho già detto, ma non sulle aspettative. Virginia lo ha sperimentato sulla sua pelle. Il dolce e amaro alterco di sentimenti che ha vissuto, le hanno mostrato tante sfaccettature dell’amore. Le sei facce del dado credo possano bastare per dipingere correttamente il quadro di cui fa parte.

 

10. Trama del tuo libro + link acquisto.

E’ la storia di Virginia e Clarissa. Due amiche che si innamorano dell’amore strada facendo ed in due modi intensamente diversi. Un’amicizia fatta di ironia, canzoni anni novanta e tanto Prosecco ghiacciato. Le due ragazze hanno l’occasione, attraverso le loro vicende sentimentali, di scoprire le proprie fragilità ed i loro obiettivi più intimi.

 

CARTACEO: https://www.booksprintedizioni.it/libro/romanzo/il-mio-tutto-la-mia-maledizione

EBOOK: https://www.booksprintedizioni.it/libro/romanzo/ebook-il-mio-tutto-la-mia-maledizione 

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