IL GENERALE DI ALESSANDRO MAGNO

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IL GENERALE DI ALESSANDRO MAGNO

 

 

Terzo romanzo storico uscito nel luglio del 2017,  racconta la vita del principe macedone attraverso gli occhi di uno dei suoi amanti, Efestione, figlio del generale Amintore, nonché suo futuro Chiliarca.

 

Macedonia.
Efestione era solo un giovane paggio al servizio di Alessandro, quando i due in breve tempo divennero amici inseparabili e amanti. Insieme in ogni guerra, in ogni conquista e uniti perfino nel dolore della perdita dei loro rispettivi padri.
Compagni inseparabili, leali l’uno all’altro fino alla fine, come Patroclo e Achille prima di loro. Il figlio del generale Amintore riuscì a raggiungere la carica più alta, ovvero quella di Chiliarca, soltanto un gradino sotto al re.
Un amore quello tra Alessandro ed Efestione che è stato cancellato dalla storia ma che è rimasto comunque immortale, come quello dell’antenato del giovane principe macedone.
«Dario si inchinerà ai tuoi piedi mio re.»
«E cosa dovrò fare, quando accadrà?»
«Dovrai essere Alessandro.»

In questo libro Efestione non vede Alessandro solo come re o amico, ma con il tempo lo vedrà come un amante, il suo uomo, legati fin da bambini, Alessandro arrivò a giurare che mai avrebbe amato qualcuno più di lui o di Cratero (che nella giovinezza di Alessandro c’è chi sostiene che fu un altro dei suoi amanti), dato che i due spesso litigavano per lui, l’unico amante ufficialmente riconosciuto dal re fu l’eunuco Bagoa.
Inoltre Alessandro fu controllato per gran parte della sua vita da sua madre, la regina Olimpiade.
 

  «Facciamo una gara Efestione?»
  Uno stalliere portò lì Bucefalo, io sellai Danica e poi le montai in groppa per la prima volta e mi sentii come il re del mondo, libero da tutte le costrizioni del protocollo della vita di corte, alto come lo sono gli Dei nella loro forma primordiale e forte come lo erano i loro padri, i Titani.
  «Corri più veloce del vento Danica!» sussurrai al suo orecchio.
  Lei nitrì e poi la feci partire al galoppo, libera di correre e sfogare le sue energie, il suo pelo che era stato tirato a lucido presto sarebbe stato imperlato di sudore da quella bella giornata di settembre.
  Corremmo veloci come non mai, saltammo steccati e spaventammo anche alcuni contadini, altri invece si misero a guardare me e Alessandro correre sui nostri maestosi destrieri, così veloci che sembrava quasi di volare, come sollevati da una mano invisibile che ci sosteneva senza alcuna fatica, le zolle di terra che venivano smosse dagli zoccoli di Bucefalo e Danica.
  Ridevo contento di quella giornata stupenda che Alessandro mi aveva regalato, così diversa dai miei compleanni precedenti.
  Corremmo per molto tempo senza fermarci, ridendo e gridando.
  Alessandro con gli occhi marroni e la testa inclinata, io con gli occhi verdi scuro che fissavano il paesaggio estendersi sempre di più davanti a noi, infinito.
  Ritornammo nel pomeriggio, dopo aver mangiato sotto al nostro albero di ulivo, sotto le sue foglie che ci riparavano dal sole e dal caldo.
  Non mi accorsi di lei finché non smontai dalla mia cavalla.
  I capelli marroni raccolti, la sua veste bianca con i ricami in oro, le sue dita con molti anelli.
  Alessandro si incupì vedendo sua madre e lei non aveva un’espressione migliore ne tanto meno felice.
  «Ci vediamo Efestione.»
  I suoi occhi smisero di brillare, come si il fuoco fosse stato spento da una folata di vento, mi fece un sorriso stanco prima di andarsene, risucchiato dall’ombra scura della regina Olimpiade.

Efestione è sempre stato il più caro amico di Alessandro il Grande, tanto che Aristotele lì definì come “una sola anima che dimorava in due corpi”, sempre uniti fin da bambini, leali l’uno all’altro tanto da rispecchiare se stessi in Achille e Patroclo. 
Il giovane generale è sempre stato al fianco del suo re, in ogni battaglia, in ogni conquista, nel suo lutto durante la morte del padre Filippo, nelle sue campagne contro la Persia e oltre, fino al sogno di conquistare l’India.

  «Efestione dice il vero Alessandro, i tuoi soldati non ti seguiranno ancora più a est!»
  «Io li ho portati dove sono ora, li ho fatti arrivare dove mai nessuno prima era arrivato ed è così che mi ripagano? Così mi ripagate anche voi?! Ho condiviso ogni cosa con loro, ogni
privazione, ogni mio osso è ferito tanto quanto i vostri e i loro!»
Era furioso, lo leggevo nel suo sguardo che si andava incupendo, ma ero anche un generale dovevo battermi anche per i miei uomini.
  «E’ vero ci hai portati più lontani di quanto avremmo mai potuto sognare, hai combattuto da pari assieme a noi, ma non tutti sono felici di proseguire, i tuoi soldati sono stanchi, sfiniti, vogliono solo riabbracciare le loro famiglie. Per noi non è lo stesso Alessandro, lo so, ma non per loro, ascoltali, dagli ciò che chiedono.»
  «Il Gange è così vicino, Poro ci ha dato un contingente numeroso, non posso arrendermi ora, ora che sono così vicino a raggiungere la fine del mondo!»
  «Alessandro…» disse Tolomeo, scuotendo la testa.
  «Temo che questo mondo non abbia davvero una fine» dissi io, guardandolo negli occhi.

Dopo la pesante sconfitta in India, Alessandro e il suo esercito fece ritorno in Persia e lì Efestione venne nominato suo Chiliarca, ovvero l’uomo più potente dopo lo stesso re.
Alessandro dopo aver sposato Rossane, prese altre due mogli tra cui la principessa Statira figlia del precedente grande re Dario III di Persia, Efestione invece sposò la sorella di Statira, la principessa Dripetide.
Poco tempo dopo però improvvisamente il generale si ammalò e morì mentre Alessandro si trovava a vedere dei giochi, quando venne informato ordinò che il medico venisse ucciso per la sua negligenza e si gettò sul corpo di Efestione e Arriano a proposito scrive  “… egli giacque disteso sul cadavere tutto il giorno e poi l’intera notte …”
Dopo la sua morte il re impazzì dal dolore,  dispose un periodo di lutto in tutto l’impero, e, secondo il racconto di Arriano, “molti degli eterei , in rispetto per Alessandro, consacrarono al morto sé stessi e le loro armi”.
Anche nell’esercito si volle ricordare Efestione e il suo posto di comandante della cavalleria degli etèri fu lasciato vacante, perché Alessandro “… desiderava che esso restasse per sempre legato al nome di Efestione, e così il reggimento di Efestione continuò a chiamarsi nello stesso modo, e l’immagine di Efestione continuò a essere innalzata davanti a esso”.
Alessandro
volle infine che, come altri etèri caduti, anche Efestione fosse ricordato con una grande scultura leonina in pietra.
Il re in persona volle guidare il carro funebre per parte del percorso di ritorno verso Babilonia, venendo poi sostituito, per un’altra parte, dall’amico (e futuro successore) di Efestione, Perdicca, e a Babilonia si tennero giochi funebri in onore del morto.

  «Efestione!» gridò il mio nome gettandosi sul mio corpo inerme, ma questa volta era troppo tardi la sua voce, il suo dolore, non sarebbero riusciti a salvarmi, dietro a lui anche il resto dei nostri amici, Tolomeo, Perdicca, Nearco e tutti coloro che mi avevano amato in questa vita, inclusa Dripetide che si era accasciata sulla porta singhiozzando.
  «Efestione! Efestione, svegliati ti prego!»
  Le sue mani che scuotevano il mio corpo, il contenitore del mio spirito.
  Premette la sua bocca sulla mia, mi baciò il viso, emise un grido talmente forte che anche Perdicca che si era avvicinato per allontanarlo rimase immobile.
  «Dov’è il medico?!» gridò, alzando lo sguardo sui presenti che lo attorniavano.
  Dopo pochi istanti anche Glaucia entrò nella stanza, tremando.
  «Che cosa gli è successo?! Perché non eri al suo fianco?!» Gli urlò contro Alessandro, prendendolo per il vestito.
Glaucia impallidì difronte all’ira di Alessandro, dal suo dolore che lo avrebbe distrutto.
  Tentò di parlare, di discolparsi dicendo che mi aveva proibito ogni tipo di cibo solido, ma Alessandro dopo aver visto il pollo spolpato e la coppa di vino a terra, era più furioso che mai.
  «Portatelo immediatamente via di qui, e giustiziatelo!»
  «Maestà! Ti supplico!» disse Glaucia, inginocchiandosi ai piedi del re, ma per Alessandro quelle suppliche erano vuote, inutili poiché non mi avrebbero riportato in vita.
  Ordinò a tutti di andarsene, Dripetide venne sollevata da terra da Perdicca che la accompagnò da sua sorella, fu Tolomeo a chiudere la porta e a lasciare lì Alessandro solo.
  Si sdraiò in quel letto assieme a me, le sue mani calde che toccavano il mio corpo già freddo e pallido, le sue lacrime che cadevano a bagnare la mia pelle.
Alessandro.
  «Come hai potuto farmi questo! Come hai potuto lasciarmi solo, Efestione!»

 

Booktrailer del romanzo: